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Erbe selvatiche – aglio orsino

Credo che non sarò mai abbastanza grata all’universo per il fatto di abitare in una casa nel bosco, durante questa quarantena.
Casa in questo periodo ha assunto un significato diverso e più profondo: l’abbiamo vissuta come non mai, ne abbiamo percepito i limiti e le risorse, le bellezze e le mancanze.

E vi dirò, quando casa comprende un fuori, e quando quel fuori comprende del bosco e una primavera di foglioline verde tenero e uccellini cinguettanti… come non sentirsi privilegiati?
Per me questo periodo ha significato – tra le innumerevoli cose – anche valorizzare le risorse che mi circondano: come dice Stefano Mancuso in questa sessione live di qualche giorno fa, in questo momento di lockdown siamo per certi versi più simili alle piante nella loro stanzialità e nella loro capacità di sfruttare ciò che le circonda.

Fra le cose che mi circondano c’è una distesa di aglio orsino.

Due mesi fa era un tappeto verde.
Ora è fiorito e ronzante di operosissime api.

Quale miglior occasione per praticare del foraging?
L’aglio orsino, cugino selvatico dell’aglio che tutti conosciamo, è una pianta spontanea diffusa nei nostri boschi, la si riconosce anche “a naso” per l’odore di aglio che sprigiona.
È estremamente versatile,
 si mangia tutto: dal bulbo alle foglie carnose e profumate, al fiore delicato e poetico.

Ha le stesse proprietà dell’aglio, ma senza i suoi “effetti collaterali”.
Ha un sapore più delicato ed è un concentrato naturale di vitamine e sali minerali; svolge azione antibiotica, purificante, e abbassa il colesterolo cattivo nel sangue.
E poi è una pianta spontanea, che la rende preferibile perché a km0 (mt0, in questo caso!), assolutamente biologica, più ricca di sali minerali e vitamine rispetto a quella coltivata e per cui l’uomo non ha dovuto impiegare risorse… è un regalo del bosco!

In questo periodo dell’anno faccio sempre il pesto.

Ho usato:

40 foglie di aglio orsino (in realtà, per fare il pesto sarebbe meglio coglierle in marzo quando ancora non è fiorito)
80 grammi di mandorle o noci
60 grammi di parmigiano
140 grammi di olio extravergine di oliva

Ho lavato accuratamente le foglie e le ho fatte ben asciugare senza rovinarle, poi ho tritato tutto nel mixer (se siete dell’umore potete usare il mortaio) et voilà, 3 vasetti di pesto pronti da gustare: spalmato sui crostini, oppure come il pesto classico usato per condire la pasta.

Le foglie fresche invece le utilizzo, tagliate a striscioline, in aggiunta all’insalata e soprattutto ai pomodori in insalata, trovo che sia un abbinamento meraviglioso.
E ancora: le aggiungo alla frittata o alla zuppa per insaporirle.

Ho visto che si trovano in vendita anche i semi, chissà mai che riesca a raccoglierli quando sarà il momento, e a metterli in baratto su cose(in)utili, dove si trovano già moltissime altre varietà di semi in scambio.

E voi, anche voi conoscete qualche erba selvatica che vi piace usare in cucina?

3 Comments

  • ermelinda zampella

    Ciao, mi piace il tuo post, perché risponde ad una domanda che mi sono fatta varie volte, ma a cui non avevo dedicato tempo per approfondire….. Grazie! È da tempo che mi chiedevo infatti quale fosse l’aglio orsino, perché quando vado in Svizzera mangio delle buonissime tommes all’ail des ours! Slurp! Potrebbe essere un’idea usarlo per preparare dei formaggetti fai da te… anche veg…! Saluti saporiti!

    • l*elisa

      Ciao Ermenlinda, che bella idea!
      Quando ho pubblicato questo post su Fb un’amica che vive in Svizzera mi ha detto che là l’aglio orsino è una prelibatezza che si trova nei ristoranti, non lo sapevo.
      E immagino sia ottimo nei formaggi!
      Ho visto che ci si può preparare anche il burro aromatizzato, volendo. Insomma, è molto versatile :)

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