risvolti psicologici,  storie di tutti i giorni

Baratto casa vs vacanze tradizionali


Quest’anno ho vissuto una vacanza un po’ insolita: quattro settimane di ferie (una manna!), di cui due sulla riviera romagnola, e due a pochissimi chilometri da casa.

La prima: hotel vicino alla spiaggia tutto compreso: pensione completa con tanto di animatrice per i bambini ai pasti, piscina, breve distanza dal mare. La comodità in tutte le sue forme, soprattutto per chi come noi ha un bambino di 4 anni e uno di 1 anno, ancora in fase di svezzamento.

La seconda: casa di amici, affacciata direttamente sul lago, a 5 chilometri da casa. Gli amici vanno in vacanza, noi ci trasferiamo a casa loro e ci occupiamo di dar da mangiare ai gatti, bagnare orto e fiori, insomma custodire l’abitazione (una vitaccia… ;)) e nel frattempo ci godiamo una casa bellissima, spaziosa e immersa in maniera totale nella natura. Un baratto, insomma.

La vacanza in riviera è stata nel complesso abbastanza positiva, soprattutto perché eravamo in compagnia di amici e ne abbiamo conosciuti altri là, ma mi ha posto qualche problema.
Credo che quando si segue un certo stile di vita, si tende inconsciamente a pensare che anche le altre persone facciano lo stesso. Far parte di un GAS ed interessarmi di economia solidale è diventato per me un esercizio continuo di valutazione: che cos’è e da dove viene ciò che sto mangiando? Qual’è l’impatto e la storia di quello che acquisto? E i rifiuti che produco?
Sono solo alcuni degli interrogativi che mi pongo di fronte alle scelte di ogni giorno.
Rendermi conto, guardandomi intorno, che chi si fa queste domande è probabilmente uno su mille mi ha un po’ abbattuta.

E una delle cose che mi ha davvero infastidita in questa vacanza è stato non avere più alcun controllo sui fattori di cui sopra: per pranzo e cena mi recavo in una sala condizionatissima, mangiavo quello che mi proponevano (e niente era bio, ovviamente), e ogni giorno vedevo gran quantità di cibo sprecate, visto che i pasti erano a buffet. Gente che si riempiva in maniera sconsiderata il piatto perché l’ho pagato e ho diritto a mangiarlo tutto!, e devo dire che anch’io mi sono lasciata prendere per la gola mangiando molto più del mio standard, visto che il cibo oltretutto era ottimo.
Ho visto mamme di bambini poco più che unenni piazzarli davanti al lettore portatile di DVD e riempirgli la bocca intanto che il pupo si ipnotizzava davanti al cartone animato di turno.
Mio figlio piccolo, prossimo all’anno di età e fino ad allora svezzato a pappine di verdure e cereali rigorosamente biologici, ha cominciato ad assaggiare di tutto e di più, non c’era modo di tenerlo lontano dalla tavola.
Quello “grande” (se a 4 anni e mezzo si può essere definiti tali) ha assaggiato per la prima volta la Coca Cola, la gomma da masticare, e ogni giorno si faceva la sua dose di videogiochi e Wii (questo potrà non suonare strano alla stragrande maggioranza delle persone, ma chi conosce un po’ la filosofia steineriana sa che i bambini così piccoli dovrebbero esserne tenuti lontani).

Non c’era modo di differenziare la spazzatura, e tutto intorno era una tentazione consumistica dietro l’altra, soprattutto per i bambini.

La sensazione predominante è stata di essere in un gregge: ci si sveglia, si fa colazione più o meno tutti alla stessa ora, poi in spiaggia ognuno nella sua celletta-ombrellone, poi si rientra e ci si ritrova tutti a pranzo, un po’ di riposino pomeridiano nelle ore più calde, di nuovo in spiaggia e infine si torna in albergo per la cena, perdendosi l’ora più magica della giornata al mare, quella del tramonto, sia mai che arriviamo troppo tardi e il fritto misto finisce.

È stata una sensazione di omologazione, di mandria, di essere tante formichine che fanno tutte le stesse cose, allo stesso tempo.
Il mare era un dettaglio, annegato nella miriade di giochi da spiaggia, piscine, palestre, balli di gruppo e bar che affollavano la spiaggia.
Il prezzo della comodità.
Ne varrà la pena? Abbiamo deciso che non fa per noi e l’anno prossimo si campeggerà nella natura.

La seconda esperienza, quella della casa al lago dei nostri amici, invece, è stata l’opposto: qui la natura è letteralmente invadente, tanto che è difficile tenere fuori casa foglie, libellule, ragni, vespe e una quantità di altri insetti.
Ne ho fotografati un po’, carini vero?


Le libelluline con inserti fluo.


I fiori vicino all’orto pullulavano di questi paffutelli, piccoli calabroni.


Per un’aracnofobica come me avere a che fare con tutti quei cosi a 8 zampe è stata davvero un’impresa.

Una famiglia di cigni, i due genitori e i loro piccoli, veniva ogni giorno a spiumarsi e a riposare in riva.

E poi i fiori, tanti fiori!

Tra cui il preferito della mia infanzia: non c’è nulla come il profumo di questi fiori ponpon che mi ricordi quand’ero bambina (ma come si chiamano??).
Mio nonno ne aveva una pianta in giardino, una pianta ostinata che lui ogni tanto tagliava e lei continuava a ricrescere. Se mai avrò un giardino, è la prima pianta che ci voglio mettere.
Qualcuno di voi lo conosce, il profumo di questi fiori?

I ritmi sono stati assolutamente dettati da noi, dalla nostra voglia restare da soli o vedere amici (la vita sociale ha decisamente avuto la meglio!), e la prima cosa che si faceva quando ci si alzava la mattina era andare a vedere nell’orto se c’erano fiori di zucca da cucinare fritti per pranzo (evviva il mangiare sano ;))

E mangiare i pomodorini direttamente dalla pianta, magari di pomeriggio quando sono anche scaldati dal sole… hanno un sapore che chi conosce solo i pomodori del supermercato non può nemmeno immaginare.

La proprietaria di casa è una ragazza creativa che ha riempito le stanze di oggetti particolari, ridipinge mobili, crea lampadari usando le tende, ha un sacco di piccoli pezzi di artigianato che sono ognuno uno spettacolo.
Tutto questo mi ha fatto ritornare la voglia di cucinare (una delle mie grandi passioni), di fotografare, di creare.
Il tempo è tiranno, soprattutto quando si hanno due bambini così piccoli, quindi quest’energia di creatività non si è potuta esplicare più di tanto se non per la cucina, ma l’importante è abbia fatto capolino.

In conclusione, la vacanza-baratto è stata decisamente meglio e a costo zero! Anzi a valore aggiunto visto che anche i nostri amici erano felici di non lasciare la casa incustodita e di non dover cercare qualcuno che desse da mangiare ai mici.
Ok, non tutti hanno dei conoscenti con casa sul lago, ma forse è il caso di chiedersi: esistono alternative alle solite vacanze?
Io credo di sì, una si sta diffondendo parecchio, anche se in Italia stenta un po’: il couchsurfing.
Oppure la sezione scambio-casa di cose(in)utili, anche se per adesso c’è solo una pioniera che ha proposto la sua casa in Sardegna :)

E voi? come sono andate le vostre vacanze?
Sono state “classiche” o anche voi avete provato qualcosa di diverso?

In ogni caso, buon rientro a tutti!!

4 Comments

  • equipaje

    Ciao,
    questo sito è bellissimo, graficamente piacevole e con usabilità a prova di dummies :) Farò senz’altro un tentativo di proporne l’utilizzo anche al mio GAS. Intanto, a mo’ di ringrazio per la bella scoperta, ti svelo l’arcano: Albizia julibrissin :)
    http://it.wikipedia.org/wiki/Albizia

    A presto (magari proprio domenica alla fiera del DES)!

  • Pe

    Da quando ho scoperto il couchsurfing non riesco più a viaggiare in modo diverso a meno di non trovare nessun divano disponibile. Avere un amico del luogo ti fa scoprire dei posti che non avresti mai potuto trovare con una guida turistica. Non ho mai provato lo scambio casa vero e proprio, ma sono curiosa di vedere come si popolerà la sezione e sei miei gatti diventeranno abbastanza socievoli da permettermi di sperimentare!

    • l*elisa

      Ciao Pe!
      Che bello trovare qualcuno che il couchsurfing lo pratica spesso!
      Io ne ho solo sentito parlare, vorrei provare ma mi sembra un po’ dura con due bimbi piccoli (5 anni e 1 e 1/2)… tu cosa dici?
      Secondo me i tuoi gatti sono un valore aggiunto ;)

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