risvolti psicologici,  storie di tutti i giorni

Un pallido puntino blu

Il pomeriggio del 31 dicembre 2016 il post di Capodanno era già quasi scritto.
Era uno di quei post nati piano piano, quelli a cui tengo particolarmente, che si costruiscono giorno dopo giorno.
Ma il pomeriggio del 31 dicembre ad un certo punto, improvvisamente, tutto si è fermato.
Una vicina che suona e ci avvisa che il nostro gatto Artù ha avuto un incidente, investito da una macchina, ma è riuscito a scappare via.
La ricerca affannosa, e poi il ritrovamento: quei due occhi sbarrati, un’immagine che si è piantata nel mio cervello per i giorni successivi. Il dolore ha invaso tutto e io non trovavo strumenti per difendermi. Si è impossessato di ogni angolo, mi ha rubato il sonno, si è preso ogni pensiero.
È rimasto spazio solo per quello che si deve fare per vivere, o forse per sopravvivere: lavorare, preparare da mangiare, le azioni quotidiane. Ricacciando continuamente indietro le lacrime.

So che a chi non ha mai avuto un animale domestico questo potrebbe sembrare eccessivo, e ammetto che lo sembra anche a me, ma a volte succedono cose che ti scuotono nel profondo, e nemmeno tu sapevi che a un piccolo lutto avresti reagito così male.
Adesso il dolore sta piano piano diminuendo, la sua mancanza nella nostra vita no.
Non so nemmeno perché ve lo racconto, forse perché so che qui su cose(in)utili siete in tante ad amare i gatti e potete capire come mi sento.

Qui sotto c’è il post di Capodanno, che ci tengo comunque a farvi leggere, anche se avrei voluto pubblicarlo mettendoci un’energia diversa.
Per la prima volta da anni non ho un elenco di buoni propositi, ma mi sento di dedicare questo nuovo anno, iniziato per me in maniera così triste, alle presenze discrete. Quelle silenziose, che a volte diamo per scontate e non ci soffermiamo troppo a considerare, ma che fanno profondamente parte della nostra vita.

Un pallido puntino blu

Qualche giorno fa un amico mi ha mandato questo video:

Non che la dimensione del nostro pianeta nell’universo fosse un mistero, ed esistono anche tante animazioni – belle come questa – della Terra paragonata a pianeti e astri, ma questa foto scattata da 6 miliardi di chilometri di distanza mi ha particolarmente colpita.
Innanzitutto perché è vera.
E poi, più dell’idea della dimensione del nostro pianeta, mi ha colpita la vastità dello spazio in cui la Terra è immersa.
Qualche anno dopo l’astronomo Carl Sagan vi si lascia ispirare traendone un discorso memorabile, che potete ascoltare nel video. Per quanto mi riguarda, nulla da aggiungere alle sue bellissime parole.

Pochi giorni dopo aver ricevuto il video mi è capitato di leggere in un libro questo passo:

“Disse loro di immaginare che la terra, vecchia di quattromilaseicento milioni di anni, fosse una donna di quarantasei anni.

C’era voluta tutta la vita della Donna Terra perché essa diventasse ciò che era. Perché gli oceani si separassero. Perché le montagne si sollevassero dal suolo. La Donna Terra aveva undici anni, disse Chacko, quando apparve il primo organismo monocellulare. I primi animali, creature come i vermi o le meduse, apparvero quando aveva già quarant’anni. E ne aveva più di quarantacinque – giusto sei mesi prima – quando i dinosauri vagavano per il pianeta.

La civiltà umana come noi la conosciamo è iniziata solo due ore fa, nella vita della Donna Terra. Era un pensiero solenne e schiacciante che l’intera storia contemporanea, le guerre mondiali, la Guerra dei Sogni, L’Uomo sulla Luna, e scienza, letteratura, filosofia, le conquiste della conoscenza non fossero nulla di più di un battito di ciglia della Donna Terra.”

Non solo uno spazio minuscolo, quindi, anche un tempo infinitesimale.

Credo che ricordarci quale posto occupiamo nell’universo, e vederlo così chiaramente mostrato, sia il modo migliore per ridefinire dentro di noi cosa è importante e cosa no, per che cosa vale la pena spendere energie, e cosa invece possiamo lasciare indietro.
Sarà probabilmente qualcosa di personale, diverso per ognuno di noi, e non vi consolerà se succederà qualcosa al vostro peloso di casa.
Ma forse vi aiuterà a ridimensionare il nervoso per un battibecco, la frustrazione per qualcosa che non è andato proprio come volevate, la rabbia per comportamenti altrui che trovate ingiusti.
Penso anche alle incomprensioni e alle liti che a volte si scatenano qui, in un sito che dovrebbe essere uno strumento per dare una seconda vita a ciò che non ci serve più, e che a volte diventa una scusa per accapigliarsi su questioni irrilevanti di crediti o di ritardi.

Magari vi aiuterà, come aiuta me, soffermarvi a pensare che in fondo stiamo tutti su un pallido puntino blu, illuminato da un raggio di sole.

Buon 2017 a tutti!
Elisa

P.S. Ve lo avevo promesso un anno fa, un aggiornamento sul mio vaso della felicità, ed eccolo qui!

Scrivere questi bigliettini colorati è diventato subito un piacere irrinunciabile.
Tuffarvi la mano ogni tanto, pescando dal fondo qualche piccolo frammento di felicità, anche.

Non ci si può credere, quanto in fretta questi momenti vengano dimenticati! Alcuni – quelli che ci colpiscono di più – rimangono nella nostra memoria, ma moltissimi – ve lo assicuro – se ne vanno molto presto.

E poi avete visto come sono belli?
Mi piace che ogni bigliettino oltre ad avere un significato per la piccola storia che racconta, sia anche esteticamente bello… tutte le volte che passo di lì, il mio vaso della felicità mi strappa un sorriso :)

One Comment

  • lisadi

    Anche il nostro gatto è stato investito ed ero già preparata a chiedere al veterinario di sopprimerlo. È stato operato, ma dopo qualche anno, purtroppo, ha attraversato la provinciale. I maschi dominano il loro territorio e perlustano quello circostante, sono avventurieri. Le femmine sono gregarie del branco, dominano la casa, per certi versi più rassicuranti. Dominare il puntino blu o andare in perlustrazione di altri puntini? l importante è essere liberi di vivere la propria natura.buon anno.

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