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Le nerine che ci fecero incontrare a saponificare

 


Uno degli aspetti che preferisco di cose(in)utili, me ne rendo conto sempre più, è far incontrare le persone.
In un mondo tutto virtuale in cui hai 500 amici su facebook e non sai con chi uscire il sabato sera, in cui ti basta un click per ordinare qualunque cosa e fartela comodamente recapitare senza mettere piede fuori casa, credo che riportare la gente a incontrarsi sia una gran cosa.

Nacque tutto quando evelyne mi chiese di scambiare queste nerine con lei.
E come facciamo? Tu stai a Pisa e io a Varese, te le spedisco o mi vieni a trovare?
Evelyne  è una di quelle amicizie nate online e materializzatesi qualche tempo dopo davanti a dei fornelli, ad un corso di cucina in una regione che non è né la mia né la sua.
Per curiosità vado a sbirciare nella sua lista “vorrei…” e scopro che vuole imparare a fare il sapone.
Quale coincidenza, ninilla mi aveva appena comunicato di voler mettere a disposizione il suo tempo per insegnare a saponificare!
Si combina immediatamente: si prenotano treni, si sistema il divano letto, e qualche giorno dopo eccoci qui, con tanto di guanti e mascherine, in un’atmosfera vagamente Fight Club :)
(io non ci sono perché quella con la macchina fotografica non la fotografa mai nessuno…)

E ninilla, organizzatissima, ci spiega che gli ingredienti di base del sapone sono un grasso, della soda caustica e dell’acqua, ed eccola in azione: noi abbastanza intimorite dalla soda, lei che la maneggia senza problemi (ma con le dovute cautele!) e ci dice che dopo un po’ diventa tua amica. Sarà…

Usiamo olio di oliva, un litro, che mettiamo in una grossa pentola sul fuoco a scaldare.
L’olio può essere anche di recupero, per esempio quello usato per la frittura (tanto la soda distrugge tutto, vi assicuro che una volta fatto il sapone, non saprà di gamberetto ;))
Calcoliamo il peso di soda caustica, pesiamo lei e poi l’acqua, e siamo pronte per la fase più “pericolosa”.

Versiamo lentamente la soda in acqua, o meglio lo facciamo fare a ninilla tenendoci a debita distanza, stupendoci di come alla fine del procedimento – che va fatto lentamente – l’acqua diventi molto calda per reazione con la soda.
Poi aggiungiamo il composto caustico all’olio, frulliamo il tutto con un vecchio minipimer fino alla fase detta “nastro” e mettiamo la pentola sul fuoco, a bagnomaria.

Abbiamo usato il sistema a caldo, che ci ha permesso di portar via i saponi appena fatti, mentre con quello a freddo, che è più sbrigativo nel procedimento, vanno lasciati riposare per molto tempo prima di poterli utilizzare.

Pentola sul fuoco a sobbollire (con coperchio, però), ogni tanto controllavamo che il sapone procedesse bene con la cottura fino ad arrivare alla fase di gel, che è una fase in cui cambia consistenza e diventa traslucido.
Dopo un’ora e mezza di cottura per lui e di chiacchiere per noi, il sapone era pronto: prelevandone una piccola pallina infatti, non era troppo appiccicoso e sfregato fra le mani, sotto un po’ d’acqua, faceva schiuma.

Negli stampi a raffreddarsi e ad asciugare.
Per dare una forma al sapone, è necessario rilavorarlo, ovvero grattugiarlo, farlo sciogliere di nuovo, e poi sbizzarrirsi aggiungendo colori naturali, spezie, oli essenziali, semini e quello che suggerisce la fantasia!
Tutto ciò, ovviamente, riassuntissimo.
È stato un bellissimo pomeriggio, ci siamo proprio divertite :)

3 Comments

  • chiarigna

    Hai proprio ragione!Ed è per questo motivo che trovo bellissimo il tuo sito e la tua iniziativa :)! Incontrarsi, confrontarsi e condividere esperienze (e cose)!
    Ps: il “corso” di saponificazione deve essere stato bellissimo (peccato che non abbia potuto partecipare!)

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