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La storia delle cose

Oggi mi è capitato di vedere questo video, e voglio proporvelo perché fa riflettere.
La storia delle cose parte 1/3

Qui ci sono la parte 2 e la parte 3.

Pochi giorni dopo l’annuncio dell’ Overshoot Day – ovvero il giorno in cui la terra finisce le risorse dell’anno, che una volta cadeva a dicembre e dal 1990 va sempre più anticipandosi, tanto che adesso, da agosto in poi la terra è in riserva e i beni naturali di quest’anno sono già finiti – e in un momento in cui, politicamente, non si sente parlare di altro che di crescita e delle innumerevoli vie per perseguirla, vedere questo video dà una prospettiva diversa.

Le risorse del pianeta sono finite (nel senso che esistono in numero finito) e teorizzare una continua crescita è folle e miope.
Sembra che la follia sia dilagata, che la crescita sia diventata un postulato indiscutibile, almeno sui grandi media, ma io sono sicura che di gente sensibile all’argomento ce ne sia tanta.
Purtroppo spesso la reazione delle persone di fronte a tali notizie è di sconforto, di impotenza e alla fine di immobilismo: la situazione è già andata troppo oltre e non è più possibile rimediare, e comunque io sono una goccia nell’immenso mare.

Forse è vero, ma non abbiamo altra arma se non modificare le nostre abitudini, nel nostro piccolo quotidiano.
Tante volte mi sono sentita dire da amiche, o ho pensato io stessa: massì, questa cosa costa talmente poco che anche se si rompe in fretta non è un gran problema. Lo è, forse non per il nostro portafogli ma in termini di risorse consumate e rifiuti prodotti, nonché una serie di altri fattori – come lo sfruttamento umano – non trascurabili.

E allora quello che possiamo fare, nella pratica, è consumare meno.
Comprare meno cose, riutilizzare e riparare ciò che possiamo, e naturalmente barattare.
Pensiamoci, ogni volta che stiamo per mettere mano al portafogli (o per fare click su un sito di e-commerce), se davvero ciò che stiamo per  comprare ci serve, o se non ci sia magari una qualche alternativa.

2 Comments

  • Silvia

    condivido e aggiungo una piccola riflessione: gli oggetti economici e di scarsa qualità sono spesso prodotti dall’altra parte del mondo da persone sfruttate e sottopagate, con procedimenti poco rispettosi dell’ambiente. Comprare meno ma meglio significa anche ridare dignità ai lavoratori e incentivare la creatività e un approccio più qualitativo alla vita.

  • elisa

    Hai assolutamente ragione Silvia, bello spunto.
    E poi in qualche modo quando hai pagato poco qualcosa, ho anche la sensazione che – oltre a rompersi prima – si tenda anche a trattarlo peggio e ad averne poca cura… insomma è proprio una cosa da evitare, se si può, e da non insegnare ai bambini (e qui ci sarebbero da aprire parentesi enormi, su ciò che con i nostri comportamenti “insegniamo” ai nostri figli!)

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