idee,  risvolti psicologici

Ripeti con me: r, r, r… d, d, d!


No, non sono impazzita, non sto iniziando a parlare come mio figlio quasi-unenne!
Oddio, in realtà lo faccio spesso, ma non è questo il caso…

Per chi fa parte del mondo dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) e del consumo critico, le 3 R sono un must: Riduzione, Riuso, Riciclo.
Pratiche che, applicate quotidianamente, possono davvero fare la differenza.

Ma ultimamente, è la D che la sta facendo da padrona, e credo che sia perché racchiude in sé, oltre a delle azioni, delle vere e proprie filosofie di vita: Decrescita, Downshifting, Decluttering.
I primi due sono quasi sinonimi, anche se il primo mi piace di più, forse perché si tratta di un movimento italiano… ma ne parlerò più diffusamente in un prossimo post, perché merita davvero un capitolo a parte.

Oggi, invece, vorrei concentrarmi sull’ultima, il decluttering.
Ebbene sì, anche un’eterna “accumulatrice” come me può fare decluttering.
Ma che è? si chiederanno i più. Vi evito di ricorrere a google e ve lo spiego brevemente: fare decluttering significa, semplicemente, fare ordine ed eliminare il superfluo.
Prendete una parte della vostra casa che vi trasmette l’idea di disordine, la riordinate, ma soprattutto cercate di individuare ciò che è superfluo, per liberarvene. Il classico esempio è quello dell’armadio, in genere si parte da lì, soprattutto in momenti di cambio stagione.
Ma io ho preferito partire dalla libreria.
Non per altro, mi sembrava un lavoro più semplice e sbrigativo, e avevo a disposizione solo una mezza mattina per farlo.
Il lavoro è stato più impegnativo del previsto, il risultato soddisfacente, e ho scoperto parecchie cose:

1. sulle mensole molto in alto si accumula una quantità di polvere inimmaginabile (ok, voi magari siete gente che pulisce regolarmente anche le mensole più in alto e ciò non vi succede, le mie erano inguardabili :))

2. l’operazione ha dei i risvolti psicologici mica male.
I libri: quanti di quelli che abbiamo in libreria, verranno mai letti / consultati di nuovo? Se diciamo un 10% esageriamo, secondo me. Eppure liberarsene non è facile.
Li facevo passare, e pensavo: Pennac no, non si tocca. Gli Adelphi… ma quanto sono belli in questi colori pastello? Troppo per darli via! Jodorowsky lo rileggerò senz’altro. Benni forse non lo rileggo più ma è stato talmente una passione che non me ne posso liberare. E La Storia Infinita in questa vecchia edizione scritta a due colori? Che meraviglia… E via così, per decine e decine di esemplari, fra autori e titoli famigliari.
E al di là del “legame affettivo”, mi sono ritrovata a tenere moltissimi libri perché da quei libri mi sentivo rappresentata.
Quasi immaginando una persona che non mi conosce, entrare in casa, dare uno sguardo alla libreria, e a colpo d’occhio capire un sacco di cose di me. Niente di più assurdo, in realtà, ma credo che spesso le cose che non vogliamo lasciar andare siano proprio quelle da cui in qualche modo ci sentiamo rappresentati, una proiezione all’esterno di quello che siamo. Possono essere libri, spesso per le donne sono vestiti.
Chissà cosa sono, per voi che leggete…

3. in un primo momento mi sono un po’ scoraggiata, mi sembrava che ci fosse molto più disordine di prima. È la fase in cui si tira fuori tutto e lo si divide, e ciò che si sceglie di non tenere si accumula disordinatamente lì intorno, invadendo tutti gli spazi possibili.

4. una volta fatto ordine, però, la sensazione è molto piacevole, e sembra che oltre agli oggetti anche i pensieri si siano riordinati.
Mi viene in mente un passo di un libro che lessi anni fa , Lo spazio magico (e che non ho ritrovato in questo decluttering, chissà dov’è finito!!), in cui l’autrice, diventata terapeuta, spesso consigliava come prima terapia di affrontare una cassettiera e riordinare i cassetti. È incredibile quanta chiarezza interiore si possa creare, facendo ordine fuori di noi.

Ma la smetto di blaterare, e guardo il risultato: un’intera mensola di libri (quella molto in alto, stavolta tirata a lucido!), diventata ormai la mensola del baratto, interamente dedicata ai libri che voglio scambiare. E la sezione libri di cose(in)utili che in questo momento conta ben 113 libri (non tutti miei, ma la maggior parte sì!).

E voi, avete mai fatto decluttering? Pensate di poterlo fare facilmente o di avere bisogno di uno staff di psicologi di supporto? :P

Vi terrò aggiornati, quando affronterò l’armadio :)


Questa invece è una parte della mia libreria, adesso, finalmente, un po’ in ordine :)

5 Comments

  • roberta

    Amicaaaa… Niente di più terapeutico!!!
    Volevo dirti … Mi sa tanto che il tuo Lo spazio magico ce l’ho io nel caos universale post trasloco di quasi un anno fa!!!!
    Giuro che quando mi metto a fare decluttering te lo rendo!!!
    Ti abbraccio
    Tua senzasperanzaroberta

  • Monique

    Cara Elisa, trovo la tua “verve” ammirevole. E condivido molti dei tuoi pensieri (nel senso delle cose che pensi). Da noi le librerie la fanno da padrone. Si capisce: mio marito è uno studioso/saggista, ex capo redattore del settore Narrativa della Feltrinelli (in tempi “non sospetti”). Piacciono anche a me i ripiani dei titoli Adelphi (quasi sempre di cultura alta). Ogni qualche anno Aldo riempie alcuni cartoni – come hai fatto tu – e fino a l’anno scorso li ritirava una biblioteca di Reggio Emilia alla quale aveva donato buona parte dei libri di Emilio Villa per conto degli eredi. Ma temo che il passaggio al digitale metterà presto in crisi questa consuetudine… Spero che ci potremo rivedere presto.

    • l*elisa

      Cara Monique, grazie per questo commento così carino :)
      I libri sono una vera passione!
      Spero anch’io che ci rivedremo presto, e nel frattempo… buoni scambi!!

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